L’aria che tira

DICESI REPLICANTE

 

Replicante. La società italiana, nel Rapporto Censis del 2009, sarebbe stata dipinta così. Il modello adattivo-reattivo sarebbe il modello dominante in Italia. Sarebbe il modo in cui gli italiani hanno reagito alla crisi. Una società, quella dipinta dal Censis, segnata da un mix di paura e di furbizia, che conserva ma non troppo, forse innova, ma in modo non esplicito. Una società, in ultima analisi, replicante.

E la scuola? Replica anche la scuola? A un anno dalle cosiddette “novità ministeriali” (maestro unico, valutazione in decimi, cinque in condotta, riordino, tagli e quant’altro), si può dire della scuola quel che si dice della società italiana? Si può parlare di atteggiamento replicante anche da parte della scuola? Quali segnali ci giungono?

La scuola italiana non può che replicare. Anzi, forse è il luogo più idoneo per la replica. Quando un sistema è toccato soltanto dal lifting e mai da innovazioni profonde e condivise, finisce per replicare. Replicare è l’unica chance a disposizione di chi, in profondità, non muta o muta soltanto in apparenza. Infatti non c’è chi non condivida che le riforme di ordinamento non innovano. Non si può innovare a partire dagli ordinamenti. A partire dai quadri orari. Certo, gli ordinamenti possono migliorare  le cornici, ingrandirle, potenziare la creatività dell’artista. Ma se l’artista dipinge male non c’è cornice che tenga. Se uno sa fare scuola in quel modo lì, tenderà a replicare quel modo di far scuola.

Quesito esemplificativo: perché gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado non si sono incatenati in massa davanti al Ministero per riottenere la valutazione discorsiva? Qualcuno saprebbe rispondere? Risponde bene la realtà dell’anno scolastico 2008-2009: perché gran parte delle scuole, in fondo, ha replicato con i numeri quel che faceva con i giudizi. Non facciamoci illusioni: anche molte maestre non han battuto ciglio. Ma altre maestre non potevano replicare. Perché una valutazione vera e formativa non si replica con il voto. Dunque si sono messe al lavoro. E ancora lavorano per trovare la quadra.

Dunque la società replica e la scuola replica. Anche la politica scolastica, che tratta cornici e non dipinti, replica. Ma la politica scolastica ha un modo tutto suo di replicare molto particolare. Non replica le cose di ieri ma quelle dell’altro ieri. Quando la memoria è corta, si ha la sensazione che quel che arriva sia profondamente innovativo. In realtà è veramente innovativo rispetto a ieri, ma è profondamente replicante rispetto all’altro ieri. Quel che c’era ieri, cioè la pedagogia postsessantottina, andava cambiato, non poteva essere replicato. Occorreva un vero processo innovatore. Nella società replicante, la scuola si è distinta. Ha pescato nel pozzo dei ricordi, ha fatto un bel lifting a base di Europa, di competenze, di laboratorialità, di trasversalità, e ci ha riproposto il buon tempo antico ben rifatto.

Che faranno gli insegnanti italiani? Ci sarà chi replicherà sapendo di replicare, per adattamento. Chi replicherà senza saperlo, per ingenuità. E ci sarà chi cercherà dei pennelli speciali per replicare il suo bel dipinto di ieri nella cornice dell’altro ieri. Avere un insegnante così, nella società replicante, sarà una vera fortuna.

10.12.2009


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